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La Copertina
19 giu 2013
MESSINA - L’udienza preliminare del processo “Gotha 3”: Cattafi e la voglia irrefrenabile di andare a Reggio...

CATTAFI Rosario Pio

«Questo non è più un processo dove si accerta una verità, ma è diventato un processo astratto». Esordisce così Rosario Pio Cattafi in videoconferenza dal carcere de L’Aquila dove è detenuto al 41-bis. Durante l’udienza preliminare del processo “Gotha 3” che lo ha portato in carcere e che si è tenuta nell’aula di Assise del tribunale di Messina, Cattafi ha preso la parola per far...



MESSSINA, AMMINISTRATIVE 2013: Accorinti: “Noi realmente innovativi contro la continuità amministrativa, gli apparati e gli accordi delle segreterie”. E ancora: “Noi riteniamo incompatibile con una carica pubblica l’appartenenza alle logge”
A pochi giorni dal voto il candidato Sindaco Renato Accorinti così si esprime: "Chiediamo ai cittadini di Messina un consenso per un nuovo modo di fare politica, alla luce del sole. Noi concepiamo la politica in maniera profondamente differente rispetto ai riti stanchi e mortiferi della vecchia politica: la vogliamo partecipata, libera, coraggiosa. Pur con il massimo rispetto per tutte le persone, non possiamo non notare che la nostra offerta innovativa si contra...
MESSINA, AMMINISTRATIVE 2013: Renato Accorinti: “Renzi a Messina per Calabrò? La politica spesso non ha memoria né coerenza”. “Si tratta di un regolamento di conti interno che non riguarda la città”
Sottolinea il candidato Sindaco Renato Accorinti: “La politica spesso non ha né memoria né coerenza. Non fa eccezione neanche un “campione” del rinnovamento come Matteo Renzi, che durante la campagna per le primarie del Pd, nel novembre scorso, ha ripetutamente e in modo inequivocabile detto “no” all’alleanza con l’Udc, specie quella siciliana, tanto da suscitare le ire di Giampiero D’Alia che lo definì addirittura un “cialtrone”:. Matteo Re...
Taormina. Ai domiciliari De Vita e Belcuore. L'indagine riguarda politici e amministratori regionali. Ci sono anche due ex assessori regionali tra le 17 persone finite in manette
MESSINA - Il terremoto giudiziario che ha coinvolto politici e amministratori regionali si abbatte anche sul messinese. Arresti domiciliari per Bruno De Vita (vicario del capo di gabinetto dell’assessore regionale al turismo), e Antonio Belcuore, responsabile del servizio 20 turistico di Taormina dell’assessorato regionale al turismo. Entrambi hanno ottenuto i domiciliari. Anche due ex assessori. ...

L’INCHIESTA. Scoperto il “sistema Giacchetto” – Sicilia, viaggi ed escort con i soldi destinati ai disoccupati: 17 arresti. Ecco deputati e burocrati indagati. Tra questi ultimi anche il messinese SANTI FORMICA. Gli occhi della Procura sono puntati sopratutto sul Ciapi, un ente di formazione, ma anche sui cosiddetti Grandi Eventi organizzati dalla Regione siciliana (come il Taormina Fashion Award)

Una bufera si abbatte a metà giugno sulla politica siciliana. Svelato il sistema “Giacchetto” che investe diversi deputati, assessori, sindaci e politici. Tutti alla corte dell’uomo che avrebbe controllato per anni il sistema della formazione e della comunicazione.

Al centro di un vero e proprio sistema, ufficialmente solo un anonimo imprenditore nel campo della pubblicitĂ , Faustino Giacchetto. Era lui ad elargire regali e mazzette a politici e funzionari, per canalizzare quanti piĂą finanziamenti su un ente di formazione, il Ciapi, e per accaparrarsi i piĂą grossi bandi sulla comunicazione della Regione.

Questa mattina, Giacchetto è stato arrestato dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza. Con lui, altre 16 persone (fra cui la moglie Concetta Argento e la segretaria Stefania Scaduto), accusate a vario titolo di associazione a delinquere e corruzione. A tutti gli arrestati vengono sequestrati beni per un totale di 28 milioni di euro. Diversi politici risultano poi indagati: nella lista c’è il senatore del Pdl Francesco Scoma, ex assessore al Lavoro, che deve difendersi dall’accusa di corruzione. La Procura chiederà l’autorizzazione al Senato per sequestrargli 26.000 euro, tanto avrebbe ricevuto da Giacchetto sotto forma di viaggi, spese elettorali e biglietti allo stadio. L’ex presidente dell’Assemblea regionale Francesco Cascio risponde invece di finanziamento illecito dei partiti.

Con questa indagine, i sostituti procuratori Maurizio Agnello, Sergio Demontis, Gaetano Paci, Pierangelo Padova, Alessandro Picchi e il procuratore aggiunto Leonardo Agueci ritengono di avere individuato il grande buco nero della Regione Siciliana, lì dove sparivano milioni di euro di soldi pubblici, molti di più di quei quindici ricostruiti dall’indagine. Il buco nero della formazione professionale e della comunicazione.

L’ultima inchiesta della Procura e del nucleo tutela spesa pubblica della Finanza di Palermo fa scattare un vero e proprio terremoto nella politica siciliana. Nell’ambito della prima trance dell’indagine, quella relativa ai soldi della formazione professionale, sono indagati diversi nomi noti della politica regionale. Anche loro avrebbero beneficiato dei generosi regali di Giacchetto e compagni. Ecco i politici indagati: gli ex assessori al Lavoro Carmelo Incardona (An) e Santi Formica (Pdl), l’ex consigliere comunale di Palermo Gerlando Inzerillo (Grande Sud), sono chiamati in causa per corruzione. Di finanziamento illecito ai partiti devono invece rispondere: Salvatore Sanfilippo (candidato sindaco al Comune di Santa Flavia, Palermo), Lino Leanza (ex assessore al Lavoro, oggi deputato regionale e fino a qualche settimana fa capogruppo dell’Udc), Gaspare Vitrano (ex deputato regionale del Pd attualmente sotto processo per concussione), Salvino Caputo (ex deputato regionale Pdl, di recente decaduto dall’assemblea regionale siciliana dopo una condanna definitiva per tentato abuso d’ufficio), Nino Dina, deputato regionale dell’Udc; Mimmo Di Carlo, del Pid; Salvo Alotta, del Pd. da BlogSicilia.it 19.06.2013

18_Immagine Taormina Fashion Award

Sicilia, viaggi ed escort con i soldi destinati ai disoccupati: 17 arresti.
Viaggi ed escort elargiti ai politici invece di investire i finanziamenti emessi dalla Regione per la Formazione, ma anche fatture inesistenti e appalti pilotati. C’è tutto questo nell’operazione della Guardia di Finanza di Palermo che ha portato all’arresto di 17 persone, tra cui il manager Faustino Giacchetto. Le indagini hanno messo fine a un vero e proprio “comitato d’affari” che per anni, anche corrompendo politici e dirigenti pubblici con tangenti e ricorrendo a fatture per operazioni inesistenti, ha pilotato gli appalti dei grandi eventi in Sicilia e si è appropriato di rilevanti fondi comunitari destinati ai principali progetti per la formazione professionale.

Sono una quarantina gli indagati, tra cui molti politici. Tra questi il senatore Pdl Francesco Scoma che risponde di per corruzione. La Procura di Palermo chiederà inoltre al Senato l’autorizzazione per sequestrare al parlamentare 26.000 euro. Secondo gli inquirenti Scoma, quando era assessore regionale al Lavoro in Sicilia, avrebbe ricevuto dal manager Giacchetto viaggi, biglietti dello stadio e altre regalie per la somma, appunto, di 26.000 euro. L’ex Pesidente dell’Assemblea regionale siciliana, Francesco Cascio, anche lui Pdl, è invece indagato per finanziamento illecito dei partiti. Accusati di corruzione anche l’ex assessore al Lavoro Carmelo Incardone e Santi Formica (Lista Musumeci).

Delle 17 persone arrestate dodici sono in carcere e cinque agli arresti domiciliari. L’ordinanza è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo che ha accolto le richieste formulate dal procuratore aggiunto della Leonardo Agueci e dai pm Calogero Gaetano Paci, Pierangelo Padova, Sergio Demontis, Maurizio Agnello e Alessandro Picchi. Le Fiamme Gialle hanno sequestrato il capitale sociale e beni aziendali di cinque società e “disponibilità patrimoniali e finanziarie riconducibili agli indagati”, per un valore complessivo di oltre 28 milioni di euro. Le accuse vanno, a vario titolo da associazione a delinquere, corruzione, truffa e false fatturazioni. In manette sono finiti pure due ex assessori e alcuni funzionari regionali.

Secondo quanto accertato dalle indagini la Regione Siciliana avrebbe stanziato la somma di quindici milioni di euro per avviare all’apprendistato circa 1.500 giovani disoccupati. Ma, stando all’inchiesta, buona parte dei finanziamenti sarebbe finita nelle tasche di politici e manager con viaggi, cene e anche escort. Mentre solo poche decine di disoccupati hanno ottenuto un aiuto.

Le indagini hanno smascherato un sistema di tangenti che ruotava proprio attorno al personagio principale della vicenda, Giacchetto, ritenuto uno dei massimi esperti su Fondi europei. Gli occhi della Procura sono puntati sopratutto sul Ciapi, un ente di formazione, ma anche su cosiddetti Grandi Eventi organizzati dalla Regione siciliana. In cella pure la moglie di Giacchetto, Concetta Argento. In particolare, secondo gli investigatori Giacchetto avrebbe controllato persino la gestione delle gare d’appalto. E’ stato proprio Giacchetto a gestire il Taormina Fashion Award, il torneo internazionale di golf organizzato a Castiglione di Sicilia, i mondiali di scherma di Catania, tanto per citare qualche esempio. d

L’INCHIESTA DI ANTONIO MAZZEO: MUOS, le carte segrete. “Io faccio Ponzio e tu fai Pilato”

Un prefetto, un diplomatico degli Stati Uniti d’America e una sfilza di generali e ammiragli. E un ministro della guerra e un viceministro degli esteri. Forse persino una talpa dell’Ambasciata Usa in un prestigioso istituto pubblico d’Italia. Tutti insieme appassionatamente per individuare una strategia che consenti alle forze armate statunitensi di aggirare lo stop ai lavori d’installazione del terminale MUOS nella riserva naturale di Niscemi. Sulla pelle e alle spalle di centinaia di attivisti No war che dal gennaio 2013 bloccano gli ingressi della stazione siciliana di telecomunicazione con i sottomarini nucleari in navigazione negli oceani per impedire il transito degli operai chiamati a realizzare il nuovo sistema di guerra satellitare.

A fine maggio gli hacker di Anonymus Italia hanno fatto incetta di e-mail e comunicazione riservate del Ministero degli interni. Oltre 2.600 documenti prontamente messi online che svelano le trattative del Viminale per l’acquisizione di apparecchiature d’avanguardia da usare per fini investigativi e l’affidamento al cantiere navale “Vittoria” (Adria, Rovigo) dell’ammodernamento di otto unità libiche nell’ambito dei famigerati accordi di cooperazione Italia-Libia per il contrasto all’immigrazione (un contratto da 5 milioni di euro). Ma ci sono pure le informative sulle più recenti mobilitazioni studentesche a difesa dell’istruzione pubblica e le “istruzioni” per la garantire la sicurezza ai viaggi del Capo dello Stato. E, dulcis in fundo, i carteggi tra la Prefettura di Caltanissetta, la Farnesina, il Ministero della difesa e l’Ambasciata degli Stati Uniti a Roma. Oggetto il MUOS in via di realizzazione in Sicilia.

Il governo italiano è sotto il pressing delle autoritĂ  USA indispettite dal provvedimento di revoca delle autorizzazioni ai lavori del terminale terrestre di Niscemi firmato il 29 marzo 2013 dalla Regione siciliana. Ma soprattutto i militari statunitensi invocano un’azione energica contro i presidi e le azioni dirette non violente del Movimento No MUOS. Il 12 aprile, il colonnello B. Tucker, a capo dell’ufficio di cooperazione militare USA in Italia, invia una e-mail al tenente colonnello Filippo Plini e al generale Luca Goretti (entrambi in forza al Capo gabinetto del Ministero della difesa), lamentando gli effetti del blocco dei cantieri del MUOS. “Per ogni giorno di sospensione dei lavori, il governo degli Stati Uniti d’America perde 50.000 dollari”, scrive l’ufficiale. “Il sito deve diventare operativo non piĂą tardi del dicembre 2014 per non pregiudicare la missione. In conseguenza di tutti questi ritardi, abbiamo la necessitĂ  di tornare a lavorare immediatamente per rispettare questa data operativa”. Due ore prima, in altra e-mail indirizzata al colonnello Plini, il responsabile dell’ufficio di cooperazione militare aveva stimato il danno economico generato dalla sospensione dei lavori tra i 43 e i 53.000 dollari al giorno, piĂą i costi per il personale. “Le azioni degli attivisti – conclude il colonnello Tucker – impediscono che il personale civile faccia ingresso nella base per eseguire la manutenzione degli impianti di radiotrasmissione che nulla hanno a che fare con il MUOS o di altri impianti come quello di potabilizzazione dell’acqua guasto da qualche giorno”.

Le considerazioni dei militari USA mettono in allarme il governo Monti. Le forze dell’ordine sono chiamate alla tolleranza zero con le proteste, mentre vengono attivati prefetti e questori per individuare una soluzione con la giunta del presidente Rosario Crocetta che consenta perlomeno le opere di predisposizione delle mega-antenne a Niscemi. Il 16 aprile, con una e-mail inviata alle ore 8.20 al viceministro degli esteri Staffan de Mistura (oggi commissario straordinario del governo Letta per sbloccare la vicenda dei fucilieri di Marina accusati in India di omicidio), il prefetto di Caltanissetta Carmine Valente risponde alle considerazioni “sollecitate” dall’interlocutore. “Dopo la riunione di ieri a Palazzo Chigi sembra che la situazione di empasse in cui ci si trova sull’argomento MUOS possa essere superata, anche alla luce di una conversazione informale avuta oggi con Crocetta”, esordisce il prefetto. “Il Presidente in effetti ha manifestato imbarazzo a ritirare la revoca in quanto non sarebbe sostenuta da alcuna motivazione plausibile e perché, alla luce dell’accordo politico raggiunto lo scorso 11 marzo, è stata accettata pubblicamente anche dal Governo nazionale la tesi che le autorizzazioni rilasciate precedentemente dalla Regione Siciliana presentassero vistose lacune sotto il profilo ambientale e sanitario”. Valente spiega tuttavia di aver percepito che a Palermo “vi sarebbero poche remore a concedere una deroga alla revoca per la prosecuzione di alcuni lavori ben definiti, nelle more della decisione della Commissione istituita presso l’Istituto Superiore di Sanità”. A tal fine, il prefetto suggerisce che il Ministero della difesa presenti alla Regione una richiesta di autorizzazione “di un numero limitato di lavori, indicati anche solo di massima, da portare a termine entro il prossimo 31 maggio”, data fissata originariamente (ma non rispettata) per la consegna degli studi I.S.S. sui rischi elettromagnetici del MUOS. “Tale richiesta diventerebbe oggetto di una Conferenza di servizi durante la quale la Regione accetterebbe il prosieguo di alcuni lavori in deroga”, conclude Valente.

Mercoledì 17 aprile, alle ore 22.36, il viceministro degli esteri trasmette una raccomandazione al prefetto di Caltanissetta. “Le sarei grato di tenerlo a mente perché se le liste arrivano, mi sono impegnato a suo nome e alla luce di ciò che ha detto di fare si (sic) che gli operai addetti ad opere non MUOS possano avere accesso alla base”, scrive Staffan de Mistura. In effetti, il viceministro si era rivolto qualche attimo prima a Douglas C. Hengel, vicecapo missione dell’ambasciata Usa a Roma, per concordare l’iter da seguire per ottenere dalla Regione siciliana una deroga al divieto di avanzamento dei lavori nel sito di Niscemi. “Dear Doug, quanto segue relativamente a quanto discusso nell’ultima info con il prefetto Valente”, esordiva de Mistura. “Per superare le revoche avremmo bisogno con urgenza da parte delle autorità della base o del ministero della difesa italiano una lista che indichi specificatamente che sono necessari nel posto lavori non relativi alle parabole MUOS. Le liste dovrebbero includere il numero stimato di contractor civili richiesti per questi lavori. La lista che deve essere indirizzata formalmente al governatore Crocetta, con una copia al prefetto, consentirebbe a quest’ultimo di essere in una posizione che assicuri quotidianamente il passaggio (a dispetto delle revoche) dei contractor richiesti, per lavori ordinari fino al 31 maggio quando finisce il divieto. Relativamente ai passi legali del ministero della difesa italiano con oggetto le revoche, essi andranno sicuramente avanti con la speranza che verranno accolti dalle autorità competenti”.

Tra i file in mano ad Anonymus Italia compare altresì la nota che sempre il 17 aprile il diplomatico Douglas C. Hengel aveva inviato al viceministro sollecitando una soluzione che consentisse l’ingresso dei tecnici e delle imprese appaltatrici all’interno della base. “Abbiamo la necessità che i contractor del MUOS facciano ritorno al sito per spegnere e altrimenti mettere a sicuro le attrezzature a cui essi stavano lavorando”, scrive Mr. Hengel. “Quando hanno lasciato il sito l’ultima volta, si aspettavano di tornare il giorno successivo e così non si sono portate via le attrezzature di monitoraggio e altre cose connesse che non dovrebbero restare in questo stato per lungo tempo. O così mi è stato raccontato. Pertanto i nostri militari a Sigonella lavoreranno con l’ufficio del Prefetto perché alcuni contractor (non so’ quanti) abbiano accesso al sito. Quando ciò accadrà, le persone che ci stanno osservando vedranno i contractor lavorare al MUOS”.

“Voglio farti sapere – aggiunge Douglas C. Hengel – che stiamo per inviare al Ministero affari esteri una nota diplomatica con un documento per asserire il nostro diritto di accesso secondo il NATO SOFA (lo Status of Forces Agreements che stabilisce il quadro giuridico generale entro cui opera il personale militare statunitense in Italia, nda), compreso quello dei contractor accreditati come rappresentanti tecnici, alle installazioni militari cedute in uso alle forze armate USA. La nazione ospitante ha l’obbligo di assicurare l’accesso alle persone coperte dallo status SOFA nei siti che ci sono stati ceduti”.

Il diplomatico parla poi dell’intenzione del Movimento 5 Stelle di effettuare un’ispezione parlamentare a Niscemi. “Il Ministro della difesa ha ricevuto oggi una richiesta per una visita da parte di 9 parlamentari di M5S al sito NRTF/MUOS. La richiesta è stata spedita al Ministero Affari Esteri e poi a noi. Noi supporteremo la loro visita”. Hengel spiega infine di seguire con attenzione i lavori del comitato dell’Istituto Superiore di Sanità che analizza i possibili rischi elettromagnetici del MUOS, lasciando intendere di poter disporre d’informazioni di prima mano. “Ieri ho parlato con Carpani al Ministero della salute. Noi c’incontreremo con il ministro la prossima settimana per un aggiornamento sullo studio”. La persona chiamata in causa potrebbe essere il Capo di gabinetto del Ministero della salute Guido Carpani, già vicedirettore della segreteria generale della Presidenza della Repubblica dal 2001 al 2012 (presidenti Ciampi e Napolitano).

Giorno 18 aprile, alle ore 17.05, il Capo di gabinetto del Ministero della difesa, ammiraglio Vanni Nozzoli, invia un messaggio al prefetto Carmine Valente per delineare le modalità d’intervento presso la Regione siciliana affinché vengano definite le attività da autorizzare all’interno della base di Niscemi. “Concordiamo sul fatto che la Difesa è l’interfaccia con gli USA per i lavori e intenderemmo informare la Regione per il Suo tramite”, scrive l’alto ufficiale. In attachment alla e-mail c’è un documento-bozza stilato in accordo con il viceministro De Mistura e l’Ufficio di Cooperazione per la Difesa (ODC) dell’Ambasciata USA che delinea i principi da seguire per assicurare l’ingresso a Niscemi dei contractor USA. “Gli operai civili devono poter entrare sempre nel Parco antenne (esistenti ed operanti da tempo)”, vi si legge. “In quanto autorizzato e funzionante serve l’accesso di operai civili per la manutenzione ordinaria”. Per gli impianti MUOS in costruzione, si precisa che “gli operai civili devono entrare regolarmente” in quanto “è necessario assicurare la manutenzione e la riparazione di eventuali avarie di impianti di sicurezza e di quanto già realizzato anche per prevenire inconvenienti”. Nel documento si specifica altresì che “sarà cura di ODC preparare elenco e tipologia dei lavori e ditte/operai coinvolte sia per gli impianti NRTF che MUOS”.

“Il montaggio delle parabole e i lavori di costruzione delle torri sono sospesi fino all’acquisizione dello studio ISS (31 maggio) come concordato nella riunione del 15 alla Presidenza del Consiglio dei Ministri”, annota ipocritamente l’estensore della bozza. Infine il protocollo da far sottoscrivere al governatore Crocetta e al Ministero della difesa. La Proposta dell’attività presso il sito di Niscemi nella attuale situazione a fronte delle revoche emanate dalla Regione Siciliana si apre con l’assunto che “il personale militare US e quello militare nazionale devono sempre poter entrare/uscire dal sito in quanto concessionari/titolari dell’area”. “Il personale civile US e il personale di ditte/operai italiani coinvolti nel funzionamento degli impianti e infrastrutture NRTF devono poter entrare/uscire per le attività quotidiane e la riparazione degli apparati radio, antenne, impianti elettrici, generatori elettrici nonché interventi in occasione di avarie e malfunzionamenti essenziali per la piena funzionalità del sistema”, si legge al punto 2. Relativamente ai cantieri del MUOS, la proposta di accordo Stato-Regione assicura la completa libertà di movimento al personale civile statunitense e a quello italiano “onde garantire la messa in sicurezza delle costruzioni e dei sistemi” e per “intervenire in particolare in caso di imprevisti, previa tempestiva informazione mediante la locale Prefettura”. Il protocollo priva la Regione siciliana da qualsivoglia controllo e verifica degli interventi autorizzati. “Il Prefetto competente per territorio sarà preventivamente informato sullo svolgimento delle entrate/uscite, mentre il comandante dell’aeroporto di Sigonella, o suo delegato, assicurerà il rispetto di tutte le restanti attività previste alla NRTF e ai cantieri MUOS”.

Nel tardo pomeriggio del 17 aprile è il prefetto di Caltanissetta a rivolgersi via iPhone al Capo di gabinetto Nozzoli. “Il mio intervento con il Vice ministro De Mistura – scrive Carmine Valente – è servito a chiarire che il passaggio dei civili per la manutenzione ordinaria della base non si è mai interrotto se non quando non siamo riusciti a far passare il messaggio che si entrava davvero per fare quella, mentre lavori al MUOS oggi si potrebbero fare soltanto ottenendo una deroga dalla Regione rispetto al provvedimento di revoca”. Il prefetto chiede che sia il Ministero della difesa a presentare la “richiesta per poche attivitĂ  legate al MUOS senza che queste inficino lo spirito della revoca”. “Tengo a confermarle che l’Assessore Lo Bello la sta aspettando”, aggiunge. “In tal modo eventuali osservazioni è giusto siano sollevate direttamente tra di voi. Sono a disposizione successivamente a farmi parte attiva per la comunicazione alla cittadinanza di Niscemi”. Valente suggerisce però di agire con molta cautela onde non irritare ulteriormente gli attivisti che presidiano le vie di accesso alla base. “Mi preme far osservare che lavori corposi che implichino l’utilizzo di molti operai civili non sarebbero accettati e sarebbe difficile farlo comprendere alla popolazione. Inoltre consideriamo che il 31 maggio è davvero dietro l’angolo e quindi forse non forzare troppo la mano sarebbe consigliabile”.

Il 18 aprile alle ore 17.29 giunge l’Ok di Staffan de Mistura alla bozza da sottoporre alla Regione. Prima però si registra uno scambio di e-mail tra lo stesso viceministro, l’ammiraglio Nozzoli, il ministro della difesa Giampaolo Di Paola e il diplomatico statunitense Doug G. Hendel. In una, in particolare, de Mistura suggerisce a Hendel di “estendere il valore e l’utilità” della lista dei contractor da sottoporre alla Regione siciliana e alla Prefettura di Caltanissetta oltre che ai lavori di ordinaria manutenzione della base anche a quelli del MUOS. L’idea era venuta a Carmine Valente. “Stamani ho parlato con l’ass. Lo Bello che sa tutto e aspetta questa lista”, aveva annotato il prefetto nella tarda mattinata del 18 aprile 2013.

Lo stesso giorno, Douglas C. Hendel si mostra comunque irritato di dover interloquire con il governo siciliano. “Ti risponderò questo pomeriggio”, scrive il diplomatico a de Mistura. “Noi non vogliamo essere visti che negoziamo con Crocetta su cosa possiamo e non possiamo fare. Il nostro accordo sul MUOS è con il Ministero della difesa”. Il 22 aprile viene stilata la bozza finale da sottoporre all’Assessorato ambiente e territorio della Regione siciliana. L’ammiraglio Vanni Nozzoli ne invia copia al viceministro degli esteri, al prefetto di Caltanissetta, all’ambasciata USA in Italia e ai generali Paolo Romano e Luca Goretti. “L’intendimento è di darne conoscenza anche alla Procura una volta definita”, scrive il militare. “Al riguardo chiedo cortesemente una vostra condivisione ovvero eventuali osservazioni prima di procedere. Ciò anche alla luce dei fatti di oggi”. In mattinata quattro attivisti No MUOS avevano fatto ingresso nella base di Niscemi e si erano arrampicati in cima alle antenne del sistema NRTF. Due di essi, Turi Vaccaro e Nicola Boscelli, erano stati poi arrestati e condotti a Caltagirone per comparire davanti all’autorità giudiziaria. Il blitz, ovviamente, aveva mandato in tutte le furie i militari di Sigonella e il corpo diplomatico statunitense. Nozzoli rigira al prefetto la nota di protesta ricevuta dal vicecapo missione Hengel. “Caro Vanni, è stato pubblicato che quella in corso è stata denominata la Settimana di protesta da parte del gruppo No MUOS. Vedi http://www.nomuos.info/en/la-resistenza-unisce-le-lotte-settimana-resistente-21-28-aprile/”, scrive il funzionario USA. “Dato quanto accaduto oggi, noi chiediamo che venga distaccata una forza militare di sicurezza italiana aggiuntiva per assistere le nostre forze alla NRTF per il resto della settimana. Alcune forze di sicurezza del 41° Stormo erano nel sito oggi e sono state molto apprezzate. Non vogliamo che si ripeta quanto accaduto stamani — siamo felici che nessuno si sia ferito seriamente. Forze di sicurezza addizionali possono aiutare a prevenire che ciò possa avvenire ancora”.

Il 23 aprile il Capo di gabinetto del Ministero della difesa si rivolge direttamente all’assessore regionale Marisa Lo Bello. “Illustre Assessore – scrive Nozzoli – le invio una scheda con la quale intendiamo formulare una proposta per condividere un quadro chiaro della situazione/esigenze dei lavori/attivitĂ  nel sito di Niscemi (Parco antenne esistente e MUOS), tenuto conto di quanto concordato nelle riunioni e a seguito delle revoche emesse dalla Regione. Riteniamo che un quadro chiaro e condiviso possa consentire di affrontare meglio la situazione in atto e prevista nei prossimi giorni, contribuendo a istaurare un clima piĂą disteso. Posto che siamo a disposizione per chiarimenti/approfondimenti, qualora condiviso propongo di concordare un modo per ufficializzarlo congiuntamente. Ovviamente il Prefetto è a conoscenza di questa iniziativa”.

Il contenzioso con la Regione viene risolto in tempi record. La mattina seguente il prefetto Valente scrive a Vanni Nozzoli: “Caro Ammiraglio. Ho avuto modo di parlare con l’Assessore Lo Bello, mi ha assicurato che la scheda è condivisibile e che rispecchia esattamente quello che ci eravamo detti a Roma nell’ultima riunione. Stava pertanto preparando una risposta in tal senso”. Il funzionario esprime però un certo disappunto per la decisione dei giudici di scarcerare i due pacifisti arrestati dopo l’introduzione all’interno della base USA. “Apprendo ora che gli ultimi due che sono saliti sull’antenna sono stati scarcerati dal gip di Caltagirone e portati in trionfo a Niscemi”, scrive Valente. “Non è un buon segnale”. “Concordo sul brutto segnale e speriamo che con una maggiore chiarezza si riduca la tensione”, risponde Nozzoli. “Grazie comunque, caro Prefetto. Trovare la condivisione della Regione è importante per tutti”.

L’atto ufficiale dell’Assessorato regionale all’ambiente e territorio giunge il 3 maggio 2013 e reca la firma del dirigente generale Vincenzo Sansone. “Relativamente alla scheda proposta – vi si legge – fermo restando che questo Assessorato non ha mai impedito alcuna azione all’interno della base, nulla osta a che vengano effettuati interventi di manutenzione e messa in sicurezza degli impianti, demandando al Prefetto e al Comandante di Sigonella la vigilanza sulle attivitĂ  svolte all’interno della base”. Pace fatta tra Regione, governo nazionale e Washington mentre Crocetta & C. salvano la faccia e l’onore. O quasi.

“I contenuti emersi dalle e-mail tra vari soggetti istituzionali portano allo scoperto, da un lato, la determinazione da parte del governo a tutelare in ogni modo gli interessi degli Stati Uniti e, dall’altro, l’apertura della Regione al completamento dei lavori del MUOS”, commenta l’avvocata Paola Ottaviano del Coordinamento regionale dei Comitati No MUOS. “Non capiamo che senso abbia completare la predisposizione delle parabole, senza installarle, se poi dovesse essere provato che le autorizzazioni non potevano essere in alcun modo concesse. Nello stesso tempo, la recente decisione del Tar di Palermo di richiedere ulteriore documentazione all’avvocatura di Stato per giustificare la legittimazione ad agire del ministero della difesa contro la revoca delle autorizzazioni, fa sperare che prima o poi tutti i nodi vengano al pettine. Per porre fine a questo progetto insostenibile e mettere in luce tutte le responsabilità di chi lo ha permesso”.
Articolo pubblicato in I Siciliani giovani, n. 15, giugno 2013

Motivi di salute: Sospendere la pena a Provenzano

I legali del boss Bernardo Provenzano, Rosalba Di Gregorio e Franco MarasĂ , hanno chiesto al tribunale di sorveglianza di Bologna la sospensione dell’ esecuzione della pena per il loro assistito per motivi di salute. Provenzano, che dal 7 giugno e’ di nuovo ricoverato all’ospedale di Parma, oltre ad essere affetto da deficit cognitivo soffre di diverse patologie. La precedente istanza di sospensione della pena e’ stata rigettata.

MESSINA, ELEZIONI AMMINISTRATIVE: Accorinti punta anche sui villaggi

Ha deciso di puntare forte sui quartieri periferici e sui villaggi, le zone considerate fin dal primo turno roccaforti di Felice Calabrò e del centrosinistra.

Renato Accorinti continua a spostarsi da nord a sud della città,spesso in bicicletta accompagnato dai suoi fedelissimi. Illustra il programma, spiega le ragioni per cui va preferito al candidato del centrosinistra, dialoga con i cittadini, giovani e anziani, e qualche volta interrompe il tour de force per recarsi a scuola ed ultimare gli scrutini da responsabile professore di educazione fisica. Stamattina il leader di Cambiamo Messina dal Basso si è recato al villaggio Aldisio dove ha incontrato i sostenitori di fronte alla scuola Albino Luciani quindi si è trasferito a Fondo Fucile ed anche lì ha affrontato i gravissimi e mai risolti problemi del quartiere e di chi vive in condizioni di degrado, spesso in baraccopoli. La giornata prevede ancora incontri nelle piazze di Gesso, Rodia e Salice. Piccoli comizi per un confronto con gli elettori dei villaggi della zona nord.

Ricchissimo anche il programma di domani che prevede la presenza di un ospite d’accezione,. Si comincia in mattinata con incontri in piazza a Camaro Superiore ed inferiore ma il clou è previsto nel pomeriggio.A Piazza Duomo il trombettista Roy Paci e le All Star di Etnagigante saranno in piazza per sostenere la candidatura di Renato Accorinti. Si comincia alle 18 con giochi e animazione per i bambini quindi il djset con Alfredo Reni e Luciano Fiorino e, alle 22 il concerto di Roy Paci amico personale di Accorinti.

GIUDIZIARIA: Operazione Savana, chieste 4 condanne, 6 richieste di rinvio a giudizio

Sono state soltanto 6 le richieste di rinvio a giudizio ribadite oggi dal PM Giuseppe Verzera nell’udienza preliminare dell’operazione Savana sulle quali il gip Maria Teresa Arena deciderà il 27 giugno prossimo. Per il resto 4 imputati hanno chiesto l’abbreviato, 3 il patteggiamento e per altri quattro è stata disposta la nullità della richiesta di rinvio a giudizio per un difetto di notifica. L’operazione Savana a gennaio aveva consentito ai Carabinieri di disarticolare due organizzazioni, legate al clan di Mangialupi, che si dedicavano ai furti in appartamento, soprattutto di mobili antichi, ed allo spaccio di droga. Nel calderone degli indagati ci sono anche alcuni antiquari messinesi. L’operazione, dopo mesi di indagini, ha portato all’arresto, il 17 gennaio scorso, di 11 persone. Oggi per quattro di loro il PM Verzera ha chiesto la condanna: 4 anni per Concetta Lo Cascio, 3 anni e mezzo per Santo Gugliotti, 3 anni per Alessio Coppolino e 2 anni e 2 mesi per Maria Burrascano gli imputati che hanno chiesto di essere giudicato con l’abbreviato. La sentenza prevista per il 27 giugno. Il 21 giugno, davanti al gup De Marco, accederanno al patteggiamento Giuseppe Lo Cascio, Antonino Cutè e Giovanni Cutroneo. La nullità degli atti, che ora dovranno tornare al PM che dovrà formulare una nuova richiesta di rinvio a giudizio, è stata disposta per Lorenzo Ferrara, Giuseppe Lanza, Giuseppe Pellegrino e Domenico Mussillo. Per altri sei è stata ribadita la richiesta di rinvio a giudizio. Nell’inchiesta Savana inquieta soprattutto la tranche relativa ai furti in abitazione. Tra aprile e dicembre 2008 i Carabinieri ne hanno accertati 34 fra tentati e consumati. I malviventi prendevano di mira appartamenti signorili e ville spostandosi anche in provincia di Messina e nel catanese. La banda era organizzata in maniera professionale. I ladri eseguivano dei sopralluoghi preliminari per prelevare campioni di mobilio antico che poi mostravano ad esperti del settore. Solo in base alle indicazioni ottenute ritornavano alla carica per rubare i mobili più pregiati che potevano essere rivenduti con maggior facilità. I malviventi si accertavano che negli appartamenti non ci fosse nessuno. Apponevano dei depliant nelle porte d’ingresso e se il giorno seguente il volantino era ancora al suo posto erano certi che in casa non avrebbero trovato nessuno e potevano lavorare indisturbati.

GIUDIZIARIA – MESSINA, PROCESSO D’APPELLO PANTA REI: Nove condanne e prescritto sei posizioni. OPERAZIONE ANTIDROGA ‘GRAN BAZAR’, IL 16 LUGLIO L’UDIENZA PRELIMINARE

La Corte d’Appello di Reggio Calabria, dopo la cancellazione della Cassazione del reato mafioso, ha inflitto nove condanne e prescritto sei posizioni in Panta rei , tredici anni dopo l’operazione di Dda e Squadra Mobile sulle infiltrazioni nell’UniversitĂ  di Messina tra gli Anni Settanta e Novanta. Ma non era ‘ndrina, semplice criminalitĂ  organizzata. Pene che vanno tra i 18 mesi ad Antonio Rosaci agli undici anni a Giuseppe Strangio, Alessandro Rosaniti e Carmelo Ielo. Carriere accademiche “accelerate” da intimidazioni con l’uso delle armi, ma anche lauree comprate e vendute e, sullo sfondo, traffico di droga. Prescritta la posizione del prof. Giuseppe Longo, sfiorato dalle indagini per la morte del gastroenterolo Matteo Bottari e accusato di violenza privata nei confronti dell’ex rettore Diego Cuzzocrea. Uno degli imputati, Francesco De Maria, è stato assassinato il primo gennaio 2012 a Staiti, nel reggino. E’ il secondo processo in appello, ma c’è un troncone giĂ  definito in abbreviato e con il riconoscimento dell’aggravante mafiosa. I giudici reggini ( presidente Giuliana Campagna) hanno quantificato in 500.000 euro la provvisionale per l’UniversitĂ  di Messina. Intanto sarĂ  il gup Giovanni De Marco il prossimo 16 luglio a decidere se, per l’operazione Gran Bazar per usura ed estorsione – nella zona tirrenica tra Messina e Spadafora – gli otto indagati dovranno essere processati. Nel fascicolo anche intimidazioni a direttori di banca che hanno bloccato assegni “non chiari” e subirono pesanti intimidazioni. Personaggi chiave l’ex agente penitenziario Giuseppe MazzĂą e l’ex massaggiatore dell’Acr Messina, Giuseppe Ilacqua, all’epoca titolare di un distributore di benzina a Rometta Marea e che venne arrestato nella foresteria dello stadio San Filippo. Infine, la Cassazione ha annullato con rinvio l’aggravante mafiosa nell’operazione estorsiva Gicap ai danni degli imprenditori della distribuzione alimentare Francesco e Nino Capone. Ci sono cinque indagati di peso come Giovanni e Pietro Trovato, Giovanni Giuseppe D’Andrea, Mauro Maiorana e Angelo Trischitta. E a Barcellona, al processo Mustra sulla “nuova geografia del pizzo nel Longano”, ennesimo colpo di scena e rinvio al 26 giugno: manca agli atti il deposito delle dichiarazioni del collaborante Carmelo Bisognano.

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